PROGRAMMA DEL MESE DI NOVEMBRE

LA SCENA DELLE DONNE - IL DESIDERIO


18 novembre 2017 Incontro con Luciana Percovich

Pordenone - ore 10.30 e ore 17.30

Una protagonista dei fermenti femminili degli anni ’70 e studiosa delle nuove e originali frontiere del pensiero delle donne sul matriarcato e sul divino femminile incontra le scuole al mattino per trasmettere saperi ed esperienze alle nuove generazioni .

Il pubblico adulto avrà modo di riallacciare i percorsi di conoscenza delle donne che si sono sfilacciati in questi ultimi decenni, e di avvicinarsi agli originali ed innovativi sviluppi della ricerca nel passato remoto dell’umanità di un più pacifica e costruttiva convivenza umana basata sulla genealogia materna.

 

22 novembre 2017 Cronaca di un amore rubato

di Dacia Marini con Federica Di Martino – Auditorium Concordia ore 11.00 per le scuole ore 20.45 per pubblico adulto.

Cronaca di un amore rubato è un vibrante monologo civile che Federica Di Martino ha tratto da un racconto di Dacia Maraini, Cronaca di una violenza di gruppo, presente nella raccolta L’Amore Rubato. In scena c’è una donna sola, una “anima morta” che racconta le ferite sul corpo e nella mente riportate dopo uno stupro di gruppo. Stupro mai condannato: i colpevoli sono stati tutti assolti, malgrado i testimoni, malgrado lei abbia trovato il coraggio di denunciare i suoi aguzzini. La trama la vorremmo inventata, irreale, mai accaduta e invece i fatti ci rammentano la sua schiacciante verità e autenticità.Quattro liceali hanno sequestrato una ragazzina di tredici anni dai capelli rossi e hanno abusato di lei, per ore, lasciandola stordita e sanguinante. Sulla strada provinciale la soccorre un prete che passava di lì per caso in automobile e che la porterà al pronto soccorso. Si presentano in proscenio i balordi autori dello stupro. Sono al commissariato, anche loro vittime inconsapevoli e amorfe di una società tribale, perversa, che li protegge. “Dacia Maraini ci racconta la Cronaca di una violenza di gruppo facendo parlare tutti i protagonisti. […] Ma la bambina no… la bambina vive nella storia solo attraverso le parole degli altri. Questo mi ha colpito e mi ha spinto a desiderare di mettere in scena il racconto. Che vita può avere una ragazzina dopo aver subito uno stupro a 13 anni? Forse nessuna. Forse la sua anima si ferma in quel momento e in quel momento muore per sempre. […] Una ragazzina che ha perso quel giorno il suo posto nel mondo …
un mondo fatto di “persone per bene”, un mondo dove i colpevoli hanno voce.
 Dove i colpevoli possono vivere, liberi".

 

24 novembre 2017 Luisa

di e con Bruna Braidotti - Polcenigo

Bruna Braidotti con questo lavoro ribalta il modo in cui si affronta il tema della violenza alle donne, rinunciando a descrivere i fatti e le vittime massacrate ed offese, ma con giri concentrici di parole e situazioni arrivare al nucleo del problema: una cultura che denigra di fatto la donna che le donne inconsciamente accettano o tollerano.

Dalle barzellette offensive, alla paura della libertà e della solitudine delle donne, all’egocentrismo scambiato per amore, alla fame d’amore inesauribile che getta le donne nelle braccia di un carnefice si dimostra che la violenza si manifesta in modo banale, che è violenza anche solo l’accettare di vivere con un uomo anaffettivo o scostante o che semplicemente non ama la sua compagna: violenza che le donne fanno a se stesse. Perse nel sogno d’amore come unico senso della propria vita le donne hanno spesso dimenticato se stesse e la propria felicità. A corroborare queste argomentazioni la dialogante Braidotti ricorre al tempo remoto dei miti e delle tragedie greche in cui si scopre come e quando iniziò la sfortuna delle donne dopo un lungo periodo basato sulla cultura materna di cui si ignora   la storia ma di cui rimangono segni nascosti e occultati nei saperi femminili , sempre più misconosciuti e rinnegati in una società che anela alla scomparsa definitiva delle donne.

Il dialogo, in cui si chiede alle donne di essere parte in causa attiva per superare il tono vittimistico e offeso che spesso sottende alle denunce contro la violenza, è   provocatorio , sarcastico , pungente ed ‘estremo’ per   scuotere le donne a ricominciare la loro giusta rivolta e rifare il mondo da capo.

 

25 novembre 2017 A Women before a glass, viaggio intorno a Peggy Gugghenheim

ERT - Trittico scenico in quattro quadri di Lanie Robertson. laboratori permanenti di e con Caterina Casini - Auditorium Zotti ore 20.45, San Vito al Tagliamento

Sboccata, volgare, lasciva e maliziosa, scostante e anche incredibilmente premurosa, così è la Guggenheim di Robertson. Assistiamo a una lunga confessione flusso in cui si alternano vicende personali (gli amanti, l’affetto e stima incondizionata per la figlia morta suicida) a quelle professionali (la contrattazione del suo patrimonio, i rapporti coi galleristi). Il linguaggio con cui si esprime la protagonista e voce narrante dà forma al racconto biografico: la sfacciataggine del testo arriva prorompente allo spettatore, che incontra una Peggy dalla veemenza indisciplinata, a volte fastidiosa nei modi, cinica e proprio per questo affascinante.

Una donna che ha avuto il coraggio e la sfrontatezza di essere se stessa.

 

26 novembre 2017 Dialogo estremo di una donna

di e con Bruna Braidotti, selezione mondiale al Women Playwright International 2015 - Auditorium Biagio Marin ore 20.45, Grado

Il tema è la violenza sessuale subita nell’infanzia. Fatto purtroppo non infrequente che segna la vita di molte donne molte delle quali non riescono a superare la lacerazione che si è prodotta quando erano bambine.     Altre svolgono una vita apparentemente normale, come se nulla fosse successo. Per Luisa, il vuoto dell’infanzia si è mascherato in un atteggiamento falsamente sicuro di sé, in un rapporto strano e sempre perdente con gli uomini, nell’essersi fatta maschera del desiderio maschile, così come aveva appreso nell’infanzia, e nell’iterare all’infinito quel rapporto in cui lei chiede affetto ad un lui per il quale lei non c’è, in nessun caso, né come bimba, né come donna.

Luisa, di Bruna Braidotti della Compagnia di Arti & Mestieri di Pordenone, che mette sotto la luce dei riflettori la violenza sulle donne e sui minori (allo spettacolo è stato abbinato ieri anche un piccolo convegno). Luisa è una donna che si guarda allo specchio e indietro nel tempo, con frammenti di vita che sbucano fuori dagli angoli bui. L’infanzia stranita, le voci di una madre distratta, quelle di un padre dalle premure sospette. Un ritratto scheggiato di una bambina difficile, dai comportamenti bizzarri che nessuno sa capire. E poi la giovinezza ribelle, gli amori conflittuali con uomini anche loro ignari di quella bestia nel cuore di Luisa. Un monologo – mosaico che si snocciola aspro e dolente, lasciando al non detto le parti più mostruose, alle parole la possibilità dell’emozione…”recensione di Rossella Battisti L’Unità- Roma

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