LA SCENA DELLE DONNE 2021

La Scena delle donne è una manifestazione consolidata a livello nazionale ed internazionale di teatro delle donne che si svolge in Friuli Venezia Giulia da sedici edizioni. Fa parte delle iniziative che a livello mondiale si stanno realizzando per favorire la partecipazione in modo paritario delle donne a tutti gli ambiti della vita collettiva e vuole contribuire alla trasformazione culturale della società affinché il punto di vista, l’approccio e la visione della metà dell’umanità rappresentata dalle donne abbia pari visibilità e diffusione.
La Scena delle donne nelle diverse edizioni ha presentato spettacoli di drammaturghe e registe italiane e del mondo per dare spazio alla ricca produzione creativa femminile per il teatro che ancora sconta in Italia, e non solo, una scarsa notorietà, per cui solo il 20% degli spettacoli rappresentati vede autrici e registe, rimanendo il piano della rappresentazione ancora prevalentemente maschile, determinando non solo una disparità di visibilità fra i due sessi nell’ambito artistico, ma anche la mancanza nei testi rappresentati del punto di vista, dello sguardo e dell’immaginario femminile.
Si è sentita l’esigenza inoltre di stimolare le giovani generazioni nel produrre opere teatrali e messe in scena scritte e dirette da donne con un concorso nazionale e momenti di incontro e scambio fra attrici, registe e drammaturghe per un confronto sul teatro e le donne oggi in Italia e nel mondo.

La rassegna è realizzata con il sostegno del Mibac, della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli.
In collaborazione con il Comune di Pordenone Assessorato alle Pari Opportunità, Comune di Cavallino Treporti, Comune di Sesto al Reghena, Comune di San Giorgio della Richinvelda, Comune di Fontanafredda, Comune di Remanzacco ed il centro anti violenza Voce Donna Onlus Pordenone.
Convenzione speciale per i soci BCC.

 

VENERDI 12 NOVEMBRE

Sala Polivalente | CAVALLINO TREPORTI | ore 18.00          

DANTE à la carte

con Meredith Airò Farulla, Arianna Addonizio, Filippo Fossa e Paolo Mutti

Brevi recital tratti dalla Divina Commedia

 

SABATO 13 NOVEMBRE  

Teatro parrocchiale "Lux" | SPRESIANO | ore 21.00

ACQUA CHE VIAGGIA

con Filippo Fossa e Paolo Mutti
accompagnamento musicale Nicola Milan
regia Bruna Braidotti

Si ride e si riflette con Acqua che viaggia: due narratori divulgatori si cimentano nel racconto dell’approccio di Leonardo alla conoscenza, frutto dell'esperienza e deII'osservazione della natura. Oggetto della divulgazione scenica è l'acqua nei suoi diversi moti, sia per scopi difensivi che per la navigazione. Il genio rinascimentale dedicò all’acqua diversi studi e progetti fra cui le conche di navigazione, che permettono di passare fra corsi d’acqua di diversa altezza, con le porte dette appunto vinciane, di cui un‘ applicazione contemporanea e grandiosa sono le chiuse del canale di Panama. I narratori, prendendo spunto dai progetti di Leonardo in Lombardia, Veneto e Toscana, in gran parte poi non realizzati, percorrono con la fantasia le vie d’acqua interne del nostro paese, quelle veramente esistite ed esistenti, quelle solo progettate e quelle immaginate, dai navigli lombardi, alla litoranea veneta, alla linea Locamo Trieste, al progetto dl collegare il Danubio con l’lsonzo ed a quello di unire via canali l'Aclriatico al Tirreno fino alla fantastica circumnavigazione del globo via fiume. Seguendo in modo spassoso questi itinerari acquatici, in cui si immagina una possibile era della “mobilità liquida", il pubblico viene coinvolto nel metc›do di studio di Leonardo da Vinci, basato suII’attenta e precisa analisi delle leggl della natura, di cui siamo osservatori, spettatorl ed ospiti, e di cui il suo stesso genio era frutto. Accompagnano Io spettacolo le note rinascimentali della fisarmonica ricostruita dai disegni dello stesso Leonardo che per primo inventò la tastiera verticale e che fu precursore della fisarmonica attuale

 

VENERDI 19 NOVEMBRE

REMANZACCO

DIALOGO ESTERMO DI UNA DONNA

di e con Bruna Braidotti
accompagnamento musicale Nicola Milan

Bruna Braidotti con questo lavoro ribalta il modo in cui si affronta il tema della violenza alle donne, rinunciando a descrivere i fatti e le vittime massacrate ed offese, ma con giri concentrici di parole e situazioni arrivare al nucleo del problema: una cultura che denigra di fatto la donna che le donne inconsciamente accettano o tollerano.

Dalle barzellette offensive, alla paura della libertà e della solitudine delle donne, all’egocentrismo scambiato per amore, alla fame d’amore inesauribile che getta le donne nelle braccia di un carnefice si dimostra che la violenza si manifesta in modo banale, e che è violenza anche solo l’accettare di vivere con un uomo anaffettivo o scostante o che semplicemente non ama la sua compagna: violenza che le donne fanno a se stesse. Perse nel sogno d’amore come unico senso della propria vita le donne hanno spesso dimenticato se stesse e la propria felicità. Pare che gli uomini questo lo sappiano bene e ne approfittino, non necessariamente per seviziarle, ma anche solo per farsi stirare le camice o per tradirle senza sentirsi in colpa.

A corroborare queste argomentazioni la dialogante Braidotti ricorre al tempo remoto dei miti e delle tragedie greche in cui si scopre come e quando iniziò la sfortuna delle donne dopo un lungo periodo basato sulla cultura materna di cui si ignora la storia ma di cui rimangono segni nascosti e occultati nei saperi femminili, sempre più misconosciuti e rinnegati in una società che anela alla scomparsa definitiva delle donne.

il dialogo, in cui si chiede alle donne di essere parte in causa attiva per superare il tono vittimistico e offeso che spesso sottende alle denunce contro la violenza, è provocatorio , sarcastico , pungente ed ‘estremo’ per scuotere le donne a dissotterrare l’ascia di guerra e ricominciare la loro giusta rivolta e rifare il mondo da capo.

 

 

SABATO 20 NOVEMBRE

Auditorium Burovich | SESTO AL REGHENA | ore 17.30

IN QUALCUNQUE POSTO MI TROVI

di Noemi Radice e Eleonora Cicconi
con Eleonora Cicconi

Premio la giovane scena delle donne 2018

"In qualunque posto mi trovi" racconta di Gaia , una quindicenne alla ricerca della propria identità e delle proprie passioni, Durante il pomeriggio nella sua cameretta si rifugia nel mondo di you tube, un posto libero in cui ognuno può esprimere se stesso e condividere le proprie esperienze e interessi con migliaia di persone. Qui si trova con la sua you tuber preferita che diventa per lei un’amica che la fa stare bene nei momenti difficili e la diverte nei momenti di serenità, un vero modello di vita. Ma la difficoltà per Gaia sarà mettere in comunicazione il mondo ideale di You tube con il mondo reale delle sue giornate , lottando con l’ambiente familiare e con la propria sensazione di inadeguatezza.

Lo spettacolo nasce dalla lettura di un racconto di Frank Wedekind: "Mine-Haha, ovvero Dell’educazione fisica delle fanciulle". Nel racconto si legge di un parco in cui centinaia di ragazzine vengono educate da altre donne secondo i soli canoni estetici e fisici, crescendo inconsapevoli dell’esistenza di un mondo esterno. Che cosa potrebbe essere oggi questa educazione fisica delle fanciulle, in una società in cui l’estetica è vissuta come un valore imprescindibile e in cui le adolescenti sono bombardate da immagini e modelli a cui ispirarsi? Youtube è diventato il parco contemporaneo, in cui migliaia di ragazzine condividono le proprie esperienze e i propri suggerimenti di vita. Youtube, nei loro video, è uno spazio che porta la sfera privata nella sfera pubblica: è uno spazio accessibile a chiunque, dove tutte mostrano con leggerezza elementi intimi e privati, come i propri corpi e le proprie stanze. Così, imitandosi a vicenda, tendono ad omologarsi, nell’illusione di esprimere se stesse e la propria unicità.

Tutto quello che vediamo in scena si svolge nella stanza di Gaia, una quindicenne che vorrebbe diventare una youtuber. Lì, nel suo piccolo rifugio, scopriamo il suo mondo interiore e le sue relazioni con il mondo esterno.

L’universo che mettiamo in scena è esclusivamente femminile: Gaia; la mamma; la compagna di banco; la Youtuber preferita, che non a caso ha lo stesso nome della protagonista. Modelli e antimodelli femminili, con cui Gaia lotta e si identifica, alla ricerca di se stessa e della propria personalità, in un periodo di formazione e di grandi incertezze come può essere quello dell’adolescenza.

 

MERCOLEDI 24 NOVEMBRE

Teatro Capitol | PORDENONE | ore 20.45

IO NON SONO UN NUMERO

produzione Bonawentura
drammaturgia Laura Bussani e Sabrina Morena
con Laura Bussani
regia Sabrina Morena

Evento realizzato con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli, Comune di Pordenone Assessorato alle Pari Opportunità e con il patrocinio del centro anti violenza Voce Donna Onlus di Pordenone

Lo spettacolo esplora che cosa si nasconde dietro ai numeri delle statistiche, in particolare quelle riguardanti la violenza sulle donne e le ricadute sulle famiglie e sulla società. Alla base del fenomeno si riscontra la tendenza all’oggettivizzazione della vittima, ovvero le donne sono viste come un oggetto che può essere posseduto. Considerare un essere umano come un oggetto, privo quindi di capacità di autodeterminazione, di sentimenti e di emozioni, è un classico processo secondo il quale molte categorie, oggetto di tale denigrazione, possono essere escluse dalla società. Lo spettacolo “Io non sono un numero” nasce quindi dalla riflessione sul tema dell’oggettivizzazione della donna e come questo fenomeno sia la premessa nell’esercizio della violenza di genere e domestica. Ne è derivato uno spettacolo in cui si raccontano storie di donne diverse che hanno subito violenza, ispirate da molte testimonianze giornalistiche e pubblicistiche in cui donne e ragazze hanno raccontato la loro tragica esperienza. Vediamo come evolve la spirale della violenza, dalla chiusura in uno spazio psicologico che ti intrappola come una tela di ragno, alla diminuzione di valore nelle parole di un partner, al ridursi oggetto davanti alle esigenza della moda, all’ escalation della violenza che colpisce una famiglia intera e ha come risultato la menomazione della vittima, alla voce delle figlie che hanno un padre assassino e una madre morta ammazzata, alla forza di volontà e il coraggio per dire basta e uscire dalla condizione di isolamento e di abbruttimento. Alle diverse storie si alterna l’elenco con i nomi delle donne vittime di femminicidi nel 2019 in modo da ricordarle e dare un nome ai numeri che tristemente compongono le statistiche. In video l’apporto scientifico del professore di psicologia sociale dell’Università di Trieste, il prof. Andrea Carnaghi che spiega in modo chiaro e conciso come funziona il meccanismo psicologico dell’oggettivizzazione, meccanismo che priva l’altro della propria dignità e lo disumanizza.

 

VENERDI 26 NOVEMBRE

Teatro Don Bosco di Rauscedo | SAN GIORGIO DELLA RICHINVELDA | ore 20.30

LA STANZA DELLE ANIME le donne della Divina Commedia oggi

di e con Arianna Addonizio
regia Bruna Braidotti
musiche Nicola Milan

Una donna decide di iniziare un viaggio interiore per conoscere se sessa ed incontra alcune anime femminili a cui Dante dà la parola nella Divina Commedia. Prendono vita così i personaggi evocati in altrettante donne contemporanee che riproducono con poche differenze gli stessi percorsi di vita 700 anni dopo.  Francesca, Pia, Sapia, Piccarda, Cunizza, Beatrice sono donne d’oggi che vivono drammi o momenti felici e creativi come se le donne di allora continuassero a vivere dentro di noi con le loro passioni e sentimenti.

 

VENERDI 27 NOVEMBRE Sala Consiliare | FONTANAFREDDA | ore 18.30

VENERDI 3 DICEMBRE Auditorium Burovich | SESTO AL REGHENA | ore 20.45

DIALOGO ESTERMO DI UNA DONNA

di e con Bruna Braidotti
accompagnamento musicale Nicola Milan

Bruna Braidotti con questo lavoro ribalta il modo in cui si affronta il tema della violenza alle donne, rinunciando a descrivere i fatti e le vittime massacrate ed offese, ma con giri concentrici di parole e situazioni arrivare al nucleo del problema: una cultura che denigra di fatto la donna che le donne inconsciamente accettano o tollerano.

Dalle barzellette offensive, alla paura della libertà e della solitudine delle donne, all’egocentrismo scambiato per amore, alla fame d’amore inesauribile che getta le donne nelle braccia di un carnefice si dimostra che la violenza si manifesta in modo banale, e che è violenza anche solo l’accettare di vivere con un uomo anaffettivo o scostante o che semplicemente non ama la sua compagna: violenza che le donne fanno a se stesse. Perse nel sogno d’amore come unico senso della propria vita le donne hanno spesso dimenticato se stesse e la propria felicità. Pare che gli uomini questo lo sappiano bene e ne approfittino, non necessariamente per seviziarle, ma anche solo per farsi stirare le camice o per tradirle senza sentirsi in colpa.

A corroborare queste argomentazioni la dialogante Braidotti ricorre al tempo remoto dei miti e delle tragedie greche in cui si scopre come e quando iniziò la sfortuna delle donne dopo un lungo periodo basato sulla cultura materna di cui si ignora la storia ma di cui rimangono segni nascosti e occultati nei saperi femminili, sempre più misconosciuti e rinnegati in una società che anela alla scomparsa definitiva delle donne.

il dialogo, in cui si chiede alle donne di essere parte in causa attiva per superare il tono vittimistico e offeso che spesso sottende alle denunce contro la violenza, è provocatorio , sarcastico , pungente ed ‘estremo’ per scuotere le donne a dissotterrare l’ascia di guerra e ricominciare la loro giusta rivolta e rifare il mondo da capo.

 

 

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Per informazioni
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